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La lettera di Padre Pio…a te

La lettera di Padre Pio

La lettera di Padre Pio che vi proponiamo in questo articolo è solo una delle tante scritte dal celebre frate cappuccino.

Francesco Forgione (noto come Padre Pio o Padre Pio da Pietrelcina o San Pio) è nato il 25 Maggio 1887 nel comune di Pietrelcina, provincia di Benevento. Figlio di Grazio Mario Forgione, detto “Orazio”, e di Maria Giussepa di Nunzio che gli diede il nome Francesco perché devota a San Francesco d’Assisi.

La testimonianza di un frate che mendicava per strada commosse così tanto Francesco che all’età di sedici anni decise di entrare nel convento di Morcone, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Nel 1904, dopo aver pronunciato i primi voti temporanei, il giovane frate fu inviato al convento di Santa Elia per proseguire gli studi. Lì avviene per la prima volta il miracolo della bilocazione. Si sarebbe ripetuto più volte nella vita di Padre Pio. In quell’occasione fu visto contemporaneamente in convento e ad assistere ad un complicato parto di una delle sue figlie spirituali.

Dopo una vita dedicata alla fede e alle persone, “un uomo al servizio degli uomini”, Padre Pio ci lasciò il 23 Settembre del 1968, all’età di 81 anni. Ai suoi funerali ci furono oltre cento mila persone giunte da tutta Italia. A proposito di lettere: esiste una lettera di Padre Pio scritta a Papa Paolo VI che il frate di Pietrelcina scrisse il 12 settembre del 1968, poco prima di morire.

Pio: “colui che è devoto, pio o benigno”.

Questa lettera di Padre Pio è tratta dal libro Consigli Esortazioni di Padre Pio da Pietrelcina del 1952 testo che, almeno dalle nostre ricerche sul web, sembra non essere disponibile in molte copie. Nel momento in cui scriviamo questo articolo, ce n’è una sola copia su Amazon QUI e altre copia usate su eBay QUI. Un altra lettera di Padre Pio molto famosa, è quella che scrisse alla mamma prima del Natale del 1928. Era l’ultimo Natale che il frate passò con la mamma che si spense il 3 Gennaio del 1929.

La lettera di Padre Pio…a te

Mia carissima figliuola, Gesù regni nel tuo cuore per riempirlo e farlo abbondare del tuo santo amore!

Mi dispiace di non aver capacità per dare adeguata risposta a tutti i punti da te espostimi nell’ultima tua. Sono da tre giorni infermo e lascio per un po’ il letto per dare riscontro alla tua, ma mi sarai indulgente, se sono brevissimo. In generale ti assicuro di star tranquilla sulle condizioni del tuo spirito, il quale è di gradimento a Dio. Non posso poi affatto credere e quindi dispensarti dal meditare solo perché a te sembra di non ricavarne nulla. Il sacro dono dell’orazione, mia buona figliuola, sta posto nella destra mano del Salvatore, ed a misura che tu sarai vuota di te stessa, cioè dell’amore del corpo e della tua propria volontà, e che ti andrai ben radicando nella santa umiltà, il Signore lo andrà comunicando al tuo cuore.

Abbi pazienza nel perseverare in questo santo esercizio del meditare e contentati di cominciare a piccoli passi, finché abbi gambe per correre, e meglio ali per volare; contentati di far l’ubbidienza, la quale non è mai una piccola cosa per un anima, la quale ha scelto Dio per sua porzione e rassegnati di essere per ora una piccola ape di nido che ben presto diventerai una grande ape abile a fabbricare il miele.

Umiliati sempre ed amorosamente davanti a Dio ed agli uomini, perché Iddio parla a chi veramente tiene il suo cuore umile dinanzi a Lui e l’arricchisce dei suoi doni. Ma la ragione vera per cui non provi o meglio non sempre riesci a far bene le tue meditazioni, io la ritengo in questo e non mi sbaglio.

Tu ti accosti a meditare con una certa specie di alterazione, congiunta con una grande ansietà, di trovare qualche oggetto che possa far rimanere contento e consolato il tuo spirito e questo basta per far che tu non trovi mai quel che cerchi e non posi la tua mente nella verità che mediti ed il tuo cuore vuoto di affetti.

Figlia mia, sappi che quando uno cerca, con gran fretta ed avidità, una cosa perduta, la toccherà con le mani, la vedrà con gli occhi cento volte, e non se ne accorgerà mai. Da questa vana ed inutile ansietà non te ne può derivare altro che una grande stanchezza di spirito ed impossibilità di mente, di fermarsi sull’oggetto che tiene presente, e da questo poi, come da sua propria causa una certa freddezza e stupidità dell’anima specificatamente nella sua parte effettiva. Non conosco altro rimedio al riguardo, all’infuori di questo: uscire da questa ansietà, perché dessa è uno dei maggiori traditori che la vera virtù e sola divozione possa mai avere: finge di riscaldarsi al bene operare, ma non lo fa; se non per raffreddarsi, e non ci fa correre per farci inciampare e per questo bisogna come ti ho detto tante volte a viva voce, guardarsene in ogni occasione, particolar­mente nell’orazione, e per meglio riuscirci sarà bene ricordarsi che le grazie ed i gusti dell’orazione non sono acque della terra, ma del Cielo e che perciò tutti i nostri sforzi non bastano a farla cadere, benché sia necessario il disporvisi con grandissima diligenza sì, ma sempre umile e tranquilla; bisogna tenere il cuore aperto verso il cielo, ed aspettare di là la celeste rugiada; non ti scordare di portare, figliuola mia, con te all’orazione questa considerazione perché con essa ti avvicinerai a Dio, e ti metterai alla sua presenza per due principali ragioni.

La prima per rendere a Dio l’onore e l’ossequio che Gli dobbiamo, e ciò può farsi senza che Egli parli a noi, né noi a Lui, perché quest’obbligo si adempie riconoscendo, che Egli è il nostro Dio, e noi sue vili creature, che stiamo prostrate col nostro spirito avanti a Lui aspettando i suoi comandi. Quanti cortigiani ci sono che vengono e vanno cento volte alla presenza del Re non per parlargli o per ascoltarlo, ma semplicemente per essere veduti da Lui, e con quella assiduità farsi conoscere per suoi veri servi? Questo modo di stare alla presenza di Dio solamente per protestare con la nostra volontà di riconoscerci Suoi servi, è santissimo, eccellentissimo, purissimo e di grandissima perfezione.

Ridi pure ma io parlo sul serio.

La seconda ragione per la quale uno si pone alla presenza di Dio nell’orazione, è per parlargli, e sentire la Sua voce per mezzo delle sue ispirazioni ed illuminazioni interne ed ordinariamente questo si fa con grandissimo gusto, perché è una grazia segnalata per noi il parlare ad un Signore così grande, il Quale, quando risponde, spande sopra di noi mille balsami ed unguenti preziosi, che recano una grande gioia all’anima. Ora, mia buona figliuola, l’uno di questi due beni non ti può mai mancare nell’orazione.

Se puoi parlare al Signore, parlaGli, lodaLo, ascoltaLo; se non puoi parlare per essere rozza, non ti dispiacere, nelle vie dello spirito, fermati in camera, a guisa dei cortigiani e faGli riverenza. Egli che vedrà gradirà la tua pazienza, favorirà il tuo silenzio ed un’altra volta rimarrai consolata, quando Egli ti prenderà per mano, parlerà con te, farà cento passeggiate in tua compagnia per i viali del Suo giardino d’orazione, e quando ciò non avvenisse mai, il che sia detto per impossibile, perché a questo padre sì tenero non Gli reggerà il cuore di vedere la sua creatura in perpetua fluttuazione, contentati perché l’obbligo nostro è di seguirLo, considerando che onore e grazia troppo grande per noi che Egli ci tolleri alla Sua presenza. In questa forma non ti inquieterai per parlarGli, perché l’altra occasione di stare appresso di Lui non è meno utile, anzi forse molto più, benché sia meno conforme al nostro gusto. Quando dunque tu, ti troverai appresso Dio nell’orazione, considera la tua verità, parlaGli se puoi, e se non puoi fermati, fatti vedere, e non ti pigliare altro fastidio.

Riguardo all’anticipare il tuo ritorno, fai sempre meglio di assoggettarti all’altrui volere, cioè a quello dei tuoi, e così eviterai ulteriori disturbi.

Le mie preghiere, delle quali mi fai istanza, non ti mancano mai, perché non mi posso dimenticare di te che mi costi tanti sacrifici e che ti ho partorito a Dio nell’estremo dolore del cuore; confido nella carità, che nelle tue non ti dimentichi di chi porta la Croce per tutti.

Ti benedico con tutta l’effusione del mio animo e mi raccomando.

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